a cura di Antonino Castorina
Fabrizio Santori, economista e docente, è attuale Consigliere di Roma Capitale, componente del Comitato Europeo delle Regioni a Bruxelles già Consigliere Regionale del LAZIO.
E’ tornato l’interesse verso l’agricoltura, lei in passato ha scritto una guida sui temi della gestione dell’azienda agricola, che consigli si sente di dare a chi vuole investire in questo settore e cosa può fare ed ha fatto la politica su questo settore.
“Prima regola: trattare l’azienda agricola come un’impresa, con piano industriale, business plan e controllo di gestione mensile. Seconda: diversificare — agriturismo, vendita diretta, enoturismo/oleoturismo, trasformazione — per stabilizzare i ricavi e ridurre il rischio. Terza: investire nel digitale (prenotazioni, CRM, pricing dinamico, canali e-commerce) e in una sostenibilità misurabile (energia rinnovabile, irrigazione smart, riduzione sprechi) che abbassa i costi e rafforza la reputazione. Nelle mie guide pratiche edite da Maggioli Editore offriamo strumenti operativi per farlo subito: modelli di business plan, KPI e schede di controllo, casi reali, ad esempio nel mio ultimo testo Aprire e gestire un agriturismo il software SoleAgritur aiuta gli imprenditori agricoli per sviluppare budget e scenari, oltre a prompt di Intelligenza Artificiale pronti all’uso per analisi e decisioni rapide. La politica? Semplificare e rendere stabili le regole, attivare sportelli unici che funzionino davvero, sostenere giovani e filiere corte, facilitare il credito con garanzie pubbliche e formazione continua, legando gli incentivi a obiettivi misurabili. Ma su tutto, in particolare nel comparto agricolo, serve una cornice europea coerente: difendere la PAC da tagli lineari, snellire le condizionalità e orientare le risorse a innovazione, transizione digitale e sviluppo rurale. L’attuale folle proposta dell’Unione europea prevede una importante riduzione ai fondi agricoli: da 386 a 300 miliardi di euro, pari a -24 per cento, che supera il -30 per cento considerando l’inflazione. Le risorse destinate al settore scenderebbero al 14 per cento del bilancio europeo, contro l’80 per cento originario. Anche la scelta di accorpare fondi agricoli con quelli di coesione aumenterebbe la burocrazia e ridurrebbe il ruolo delle Regioni nella gestione delle politiche agricole, centralizzando tutto a Bruxelles e Roma. Senza basi finanziarie certe a Bruxelles, la competitività delle nostre imprese e dei territori è a rischio.”
Lei è da sempre attivo sia in ambito istituzionale che politico, cosa dovrebbe fare il parlamento per favore lo sviluppo delle imprese ?
“Due priorità: semplificazione (codici unici di adempimenti, silenzio-assenso, tempi certi) e costo del capitale (potenziare garanzie pubbliche e credito d’imposta per investimenti digitali ed energetici). Aggiungo: riforma degli appalti per aprire ai distretti e alle PMI, riduzione del cuneo su assunzioni giovanili, incentivi alla formazione on the job e a reti d’impresa per l’export. Per riforma degli appalti per aprire ai distretti e alle PMI intendo un pacchetto di regole e prassi che rendano davvero accessibile la spesa pubblica anche alle imprese di filiera, non solo ai big. Esempio pratico (turismo rurale/ agriturismi): gara del Comune per “servizi di promozione del territorio + fornitura prodotti locali per eventi + manutenzione aree verdi”. Si divide in 3 lotti; requisiti proporzionati; punteggi a filiera corta certificata, carbon footprint, coinvolgimento rete di agriturismi; RTI tra azienda agricola, associazione locale e piccola web agency; pagamenti rapidi e prezzo revisionabile. Risultato: più partecipazione, ricadute locali, qualità migliore. In sintesi: stessa trasparenza e concorrenza, ma regole tarate sulla scala delle PMI e dei distretti, così la spesa pubblica diventa un vero volano per i territori.”
I giovani imprenditori chiedono risorse e risposte cosa serve per supportare le loro richieste ?
“Per i giovani l’ostacolo vero è l’accesso, non la capacità. Serve un set di strumenti standard, pubblici e automatici, che ti permettono di partire senza “conoscenze” e senza gincane burocratiche. Un “pacchetto di ingresso”: microfinanza garantita, tutoraggio nei primi 24 mesi, voucher per consulenza e marketing digitale, accesso a incubatori rurali e terreni pubblici in comodato/affitto con canoni calmierati. Servono anche percorsi PCTO/ITS e lauree professionalizzanti integrate con aziende reali che poi assumono e fanno crescere l’occupazione giovanile. In questo modo il sistema funziona ex ante, con metriche chiare e verificabili: punteggi standard, sportello unico, scorrimenti automatici, dashboard pubbliche. Così i giovani partono da soli, ma non da soli contro tutti.”
Cosa può e deve fare la politica comunitaria per incentivare e sviluppare lo sviluppo del comporto produttivo in Italia ed il Made in Italy e cosa è stato fatto ?
“In Europa la PAC ha garantito reddito e investimenti, ma oggi serve un salto di qualità: più premialità per filiere a valore (DOP/ IGP, sostenibilità misurata), difesa legale contro l’Italian sounding dentro accordi commerciali, corsie veloci per progetti green e digital, e standard comuni su etichettatura e tracciabilità (QR-code, blockchain, AI). Solo così qualità e origine diventano vantaggio competitivo sui mercati extra-UE. Sul fronte nazionale, il Governo sta spingendo un “sistema-Paese” integrato. Le forze dell’ordine intensificano controlli in Italia e online, con accordi coi marketplace per rimuovere rapidamente i falsi. La Farnesina, insieme a ICE, SACE e Simest, accompagna le imprese all’estero: intelligence di mercato, fiere e missioni, finanza per l’internazionalizzazione e tutela delle indicazioni geografiche tramite la rete delle Ambasciate. In parallelo, si rafforza la formazione: Export Academy, percorsi di digital export, tutela marchi e proprietà intellettuale, ITS e università per creare competenze su branding, hospitality, pricing. Infine, incentivi mirati accelerano la transizione green e digitale: rinnovabili in azienda, packaging sostenibile, tracciabilità digitale, e-commerce, CRM; e reti d’impresa per presentarsi come un’unica offerta, anche attraverso l’enoturismo/oleoturismo e gli agriturismi, che uniscono promozione territoriale e canale di vendita."
Esiste davvero un divario tra Nord e Sud rispetto alle risorse ed agli investimenti nel mondo delle imprese e come si affronta la prospettazione di un Italia a due velocità ?
“Sì, il divario esiste e si vede soprattutto in tre dimensioni: infrastrutture materiali e digitali, burocrazia e capitale umano/manageriale. In questo quadro, le ZES (Zone Economiche Speciali) sono aree delimitate con fiscalità agevolata, semplificazioni autorizzative e sportelli unici per attrarre investimenti produttivi; le ZLS (Zone Logistiche Semplificate) operano in modo analogo ma concentrate su porti e retroporti per rendere più competitiva la catena dell’export. Servono connessioni migliori — corridoi stradali e ferroviari completati, porti e interporti potenziati, banda ultralarga nelle aree interne — e una semplificazione reale con SUAP/ SUJ efficienti, tempi certi, silenzio-assenso e pratiche digitali tracciabili. Va rafforzato il capitale manageriale con voucher e tutoraggio alle PMI, academy territoriali su controllo di gestione, export e turismo rurale, e percorsi PCTO/ITS agganciati a imprese che assumono. Filiera e logistica del freddo devono contare su poli agroalimentari con magazzini refrigerati, e-commerce e servizi di groupage per tagliare i costi. Infine, KPI pubblici e valutazioni ex post su ogni euro investito, legando i rinnovi al raggiungimento dei target: così si all’impatto concreto e si riduce davvero la distanza tra Nord e Sud.”
Quanto può incidere o ha inciso l’innovazione tecnologica ed i finanziamenti connessi a questo rispetto alle attività che le grandi imprese pongono in essere nel settore imprenditoriale ?
“Sono decisive, e non solo “a margine”. Nelle filiere agro-alimentari e nel turismo rurale l’innovazione oggi tocca tutta la catena del valore: in campo (sensoristica IoT, droni, immagini satellitari, irrigazione smart, macchine a guida assistita), in cantina/cucina (tracciabilità digitale, Haccp paperless, manutenzione predittiva di impianti), in back-office (ERP/CRM integrati, controllo di gestione in tempo reale), e sul mercato (e-commerce, prenotazioni dinamiche, programmi membership). L’Intelligenza Artificiale entra ovunque: prevede domanda e prezzi, ottimizza menù e acquisti riducendo sprechi, assegna il personale in base ai picchi, segmenta i clienti e calibra promozioni, monitora reputazione online e destagionalizza l’offerta. Per le grandi imprese l’impatto è già misurabile: più margini grazie alla riduzione dei costi variabili (input, energia, scarti), meno capitale immobilizzato (scorte più snelle), lead time più brevi e una qualità più costante che si traduce in prezzi migliori e meno resi. Lato finanza, gli strumenti contano se legati a piani credibili: incentivi fiscali agli investimenti 4.0 ed energy-saving, garanzie pubbliche, bandi per transizione digitale/green, project financing per impianti rinnovabili e freddo, fino a strumenti ESG-linked (prestiti con tassi che scendono al raggiungimento di KPI ambientali e sociali). Due avvertenze: senza change management e formazione continua l’hardware resta scatola vuota; senza data governance e cyber-sicurezza l’efficienza diventa rischio.”
Lei è da sempre molto legato alla capitale, che ruolo può esercitare Roma rispetto allo sviluppo economico e produttivo dell’intero Paese ?
“Roma è vetrina globale e hub turistico-culturale. Può trainare filiere agroalimentari del Centro Italia, promuovere distretti del cibo, mercati contadini qualificati, eventi internazionali su turismo rurale ed enogastronomia, e mettere in rete università, ITS e imprese su formazione e trasferimento tecnologico. Una Capitale efficiente è un moltiplicatore di reputazione per il Made in Italy.”
Come giudica l’operato del governo nazionale rispetto al tema delle imprese e del Made in Italy e che suggerimento si sente di dare ?
“Nel complesso il Governo ha mosso passi utili su export, tutela delle eccellenze e semplificazione: l’azione di promozione del Made in Italy, il rafforzamento degli strumenti per l’internazionalizzazione e il presidio contro l’Italian sounding stanno dando segnali concreti. Si tratta del primo esecutivo italiano che sta davvero puntando sul tema della tutela dei nostri prodotti. Per trasformare questi segnali in crescita diffusa serve però un salto di qualità sull’esecuzione: tempi amministrativi certi (autorizzazioni, pagamenti, bandi), costo dell’energia più competitivo per PMI e filiere agroalimentari, formazione mirata su competenze digitali e controllo di gestione. Propongo una cabina di regia permanente su turismo rurale ed enogastronomia che unisca promozione, mobilità, destinazioni, calendario eventi e destagionalizzazione, con obiettivi misurabili e un’unica regia tra ministeri, regioni e sistemi camerali. Meno progetti spot, più piattaforme stabili; meno frammentazione, più accountability con KPI pubblici su export, occupazione e attrattività delle aree interne. La competitività del Paese passa da imprese che sanno innovare restando autentiche. Agricoltura e turismo rurale possono diventare l’asse su cui far crescere reddito, occupazione giovanile e reputazione internazionale del Made in Italy—a condizione di avere regole chiare, investimenti mirati e una forte cultura manageriale dei numeri. In questa direzione, ogni euro speso in semplificazione, capitale umano e tecnologie che migliorano margini e servizi è un euro investito nel futuro dell’Italia."



