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IL DIGITAL TWIN: dal Bimby alle Smart Cities

2026-04-08 11:21

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IL DIGITAL TWIN: dal Bimby alle Smart Cities

Ludovica Alessandria

di Ludovica Alessandria 

 

Quando oggi parliamo di Smart cities – città intelligenti – l’attenzione si ferma spesso sugli strumenti tecnologici visibili, come sensori, smart grid e colonnine elettriche, trascurando i meccanismi decisionali che li governano. Infatti, ciò che realmente sta cambiando è qualcosa di più profondo e meno visibile: le fondazioni su cui le città vengono pensate, gestite e trasformate. Non più soltanto cemento, infrastrutture e reti fisiche, ma dati, algoritmi e modelli predittivi che anticipano decisioni e orientano il progetto urbano. È qui che il Digital Twin assume un ruolo centrale. 

Il Digital Twin – gemello digitale – è una copia virtuale della realtà: una rappresentazione digitale di un bene materiale che mantiene un dialogo continuo con la sua controparte fisica attraverso flussi di dati. Non serve solo a monitorare ciò che accade, ma a simulare scenari, valutare alternative e rispondere alla domanda chiave del nostro tempo: cosa succede se…? In questo senso, questo strumento digitale diventa una fondazione cognitiva invisibile, capace di generare la città prima ancora che venga costruita o trasformata. Per capire quanto questa tecnologia sia già parte della nostra quotidianità, basta partire da un oggetto domestico che accompagna le case degli Italiani da decenni: il Bimby, robot da cucina multifunzione di Vorwerk. L’ultima generazione, il TM7, non è più solo un elettrodomestico, ma un sistema intelligente connesso a una piattaforma – Cookidoo Assistant – che apprende, aggiorna istruzioni e ottimizza processi. Rappresenta un esempio semplice, ma efficace di come dati e algoritmi possano migliorare decisioni e comportamenti quotidiani, dimostrando che questa tecnologia digitale non è riservata solo alle grandi infrastrutture, ma che può abitare anche il tavolo di una cucina. 

Alla scala urbana, lo stesso principio viene oggi adottato dalla Pubblica Amministrazione. Ad esempio, Roma Capitale ha avviato negli ultimi anni un processo di digitalizzazione avanzata dei servizi urbani. Con la piattaforma GreenSpaces, decine di migliaia di alberi sono stati dotati di un gemello digitale che ne registra stato di salute, caratteristiche strutturali e interventi di manutenzione. Il verde urbano diventa così un’infrastruttura monitorata, curata e governata in modo preventivo, riducendo rischi e migliorando la sicurezza cittadina. Un approccio analogo, avviato dall’amministrazione capitolina, è stato applicato anche alla gestione dei rifiuti attraverso il progetto U.C.R.O.N.I.A. di AMA – Azienda Municipale Ambiente. Grazie a una control room operativa 24/7 e a un modello digitale della città – il GeoWaste TwinCycle – mezzi, cestini, segnalazioni e flussi di rifiuti vengono monitorati in tempo reale. I cestini smart, dotati di sensori e pannelli fotovoltaici, segnalano autonomamente quando è necessario intervenire. Il risultato è un passaggio netto da una gestione reattiva a una visione preventiva, con effetti misurabili sull’efficienza e sul decoro urbano.

Il salto di scala avviene però quando il Digital Twin non riguarda più un singolo servizio, ma l’intera città. New York City rappresenta oggi uno dei casi più avanzati a livello internazionale. Durante la mia esperienza di ricerca nel contesto newyorkese, ho potuto osservare come il gemello digitale urbano venga utilizzato come infrastruttura trasversale che integra mobilità, ambiente, pianificazione, energia e resilienza climatica. Attraverso modelli tridimensionali e piattaforme di open data, la città è descritta tramite livelli informativi sovrapposti: trasporti, qualità dell’aria, zoning, cantieri, rischio idraulico. In questo contesto, la replica digitale non è una semplice rappresentazione, ma un ambiente di simulazione continua. Serve a valutare l’impatto di nuove infrastrutture, a testare scenari di emergenza, a supportare decisioni strategiche prima che si traducano in trasformazioni fisiche. La città digitale diventa così un sistema cognitivo che affianca e anticipa la città reale per un approccio di governance anticipatoria. 

Dal robot Bimby, passando per i cestini smart di Roma, fino al gemello digitale urbano di New York City, emerge un elemento chiave: questa tecnologia non è più una sperimentazione, ma una fondazione invisibile su cui si stanno costruendo nuovi modelli di gestione, progettazione e governance urbana. La sfida oggi non è semplicemente adottarla, ma governarla con consapevolezza, definendo quali dati utilizzare, quali criteri etici assumere e, soprattutto, quale idea di città orientare attraverso questi strumenti. Se inseriti all’interno di una cultura progettuale critica e responsabile, questi sistemi possono diventare leve potenti per città più efficienti, sostenibili e inclusive. Non sostituiscono il progetto urbano, ma lo rafforzano, offrendo una nuova capacità di lettura e previsione. Le città del futuro saranno sempre più fondate sul dato, ma dovranno continuare a essere progettate per le persone. È in questo equilibrio che questi nuovi strumenti digitali trovano il loro vero valore.