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OLTRE IL SAPERE: come le università guidano la sostenibilità

2026-01-28 15:21

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sostenibilità,

OLTRE IL SAPERE: come le università guidano la sostenibilità

Chiara Capriglione

Di Chiara Capriglione 

 

Il concetto di sviluppo sostenibile si è evoluto nel tempo, rispondendo a sfide ambientali e sociali sempre più complesse. L’attività umana ha avuto un forte impatto sul clima, rendendo urgente la ricerca di soluzioni sostenibili per proteggere il nostro futuro. Una definizione divenuta punto di riferimento fu formulata negli anni ’80 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo. Descrive lo sviluppo sostenibile come “la capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future”. Per contribuire a questo obiettivo, l’ONU ha definito 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), attivi dal 2016 e da raggiungere entro il 2030. Questi obiettivi mirano a migliorare la qualità della vita, proteggere l’ambiente e promuovere uno sviluppo economico equo. Tuttavia, raggiungerli contemporaneamente è complesso e può generare conflitti tra interessi diversi. Le università svolgono un ruolo centrale nella promozione della sostenibilità. Hanno infatti il potenziale di incidere profondamente sulla società attraverso quattro azioni fondamentali: produrre conoscenza, formare leader consapevoli, collaborare con altri attori sociali e sperimentare soluzioni sostenibili nei propri campus. Atenei in tutto il mondo – dall’Europa all’Asia, fino al continente americano – stanno sviluppando progetti di ricerca avanzata su energie rinnovabili, gestione delle risorse naturali, economia circolare e tecnologie a basso impatto ambientale. I temi della sostenibilità vengono sempre più integrati nei corsi universitari, contribuendo a diffondere una cultura ambientale e sociale tra gli studenti. In questo modo, le università diventano veri e propri laboratori di innovazione, dove si progettano e si sperimentano soluzioni concrete per affrontare le grandi sfide globali. Negli ultimi anni, si è assistito a un progressivo avvicinamento tra il mondo accademico e quello produttivo:hub tecnologici, incubatori e spin-off universitari, consorzi pubblico-privati sono diventati spazi in cui nascono innovazioni all’avanguardia nei settori delle energie rinnovabili, della bioeconomia, della mobilità sostenibile e dell’efficienza energetica. Le aziende, consapevoli delle trasformazioni dei mercati globali, scelgono di investire non solo in tecnologia, ma anche in capitale umano qualificato, sostenendo programmi di ricerca e formazione avanzata. L’aspetto forse più interessante di questa dinamica è la sua dimensione globale. Le collaborazioni tra università e imprese superano sempre più i confini nazionali e si orientano verso obiettivi comuni di sviluppo sostenibile, soprattutto nei contesti più vulnerabili. Le università europee sono protagoniste di questa trasformazione. Molti atenei hanno avviato reti internazionali per la ricerca applicata in ambito ambientale, coinvolgendo attivamente imprese multinazionali e partner locali in Africa, Asia e America Latina. L’ETH di Zurigo promuove iniziative sulla gestione sostenibile dell’acqua in collaborazione con istituzioni africane. Anche in Francia, l’Université Paris-Saclay ha lanciato programmi congiunti in agricoltura sostenibile e resilienza climatica. L’Università di Cambridge coordina progetti su energia pulita e innovazione climatica con partner in India e Kenya. Un esempio concreto in Italia è rappresentato dal “Piano Mattei”, che attraverso le università italiane sostiene iniziative di cooperazione e sviluppo in Africa, integrando formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Anche le università della Corea del Sud stanno rafforzando il loro impegno per lo sviluppo sostenibile a livello globale, grazie a collaborazioni in Africa sostenute da programmi governativi e alleanze internazionali, come la partnership tra il Korea Institute for Technological Advancement (KIAT) e aziende tecnologiche coreane, che ha portato a un finanziamento di 12,4 milioni di dollari per la realizzazione di mini-reti solari in Nigeria. Il progetto mira a portare elettricità a comunità rurali isolate, unendo know-how accademico, innovazione industriale e cooperazione internazionale. In questi progetti, l’obiettivo non è solo esportare tecnologie, ma anche rafforzare le capacità locali, promuovere modelli di business sostenibili e favorire l’imprenditoria giovanile.. Non ci si limita a fornire impianti solari o corsi di formazione, ma si avviano vere e proprie imprese locali, migliorando l’accesso all’istruzione, rafforzando le infrastrutture e costruendo capitale umano. In Kenya, ad esempio, si è vista la collaborazione tra la Strathmore University e un consorzio europeo che ha portato alla creazione di un centro di eccellenza per le energie rinnovabili, che ha formato oltre 2.000 tecnici locali e avviato decine di microimprese nel settore solare. Parallelamente l’’Università tecnica di Monaco (TUM) ha collaborato con BMW e Siemens in un progetto pilota per sviluppare una rete urbana di veicoli elettrici autonomi. Il progetto, sostenuto anche dal governo federale tedesco, ha dato vita a una flotta sperimentale che riduce traffico e inquinamento nelle città portando ad una riduzione delle emissioni locali del 40%, ed al miglioramento della mobilità in aree a bassa accessibilità. Questo ci dimostra quanto Università e imprese, insieme, offrono un modello virtuoso di cooperazione, che unisce tecnologia, inclusione e sviluppo sostenibile. Dimostrano come il lavoro sinergico tra mondo accademico e settore privato possa generare innovazioni ad alto impatto sociale e ambientale. In un mondo in continua trasformazione, il cambiamento non può aspettare di venire da altri: deve partire da noi, dalle nostre comunità e dalle nostre università. Solo attraverso l’integrazione di ricerca, educazione e azione concreta potremo costruire un futuro davvero sostenibile per tutti.