di Antonio Procida
Il Concordato preventivo biennale entra in una nuova fase con le modifiche introdotte dal Decreto Legislativo n. 148/2026. Per i contribuenti che avevano aderito al biennio 2024-2025, il rinnovo per il periodo 2026-2027 può offrire vantaggi fiscali aggiuntivi, cui si affianca la possibilità di accedere al ravvedimento speciale per alcune annualità pregresse. La scelta, tuttavia, non deve essere automatica: occorre confrontare il costo fiscale della proposta con le prospettive economiche dell’attività e valutare l’effettiva utilità delle agevolazioni riconosciute.
Requisiti e condizioni di accesso
Il Concordato è rivolto ai contribuenti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge. L’adesione comporta l’impegno a dichiarare il reddito concordato per il biennio, ferme restando le regole specifiche relative alle componenti reddituali escluse dal meccanismo. L’IVA continua invece a essere determinata e versata secondo le disposizioni ordinarie.
Prima di aderire è necessario verificare l’assenza delle cause ostative previste dalla disciplina, tra cui determinate omissioni dichiarative, specifiche condanne penali e alcune operazioni straordinarie. Particolare attenzione va riservata anche ai debiti tributari e contributivi definitivamente accertati: per l’accesso al Concordato occorre rispettare le condizioni previste dalla normativa, compresa la soglia di 5.000 euro per l’eventuale debito residuo.
Rinnovo: soglie premiali più elevate e termini di accertamento ridotti
Per chi rinnova il Concordato 2024-2025, il legislatore ha rafforzato il regime premiale, introducendo benefici che possono incidere concretamente sulla gestione finanziaria dell’impresa. In particolare, sono previste le seguenti soglie per l’esonero dal visto di conformità:
• Crediti IVA in compensazione: fino a 100.000 euro annui.
• Imposte sui redditi e IRAP in compensazione: fino a 70.000 euro annui.
• Rimborsi IVA: fino a 100.000 euro, secondo le condizioni previste dalla disciplina.
A questi vantaggi si aggiunge la riduzione di due anni dei termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA, nei limiti stabiliti dalla legge.
Per il biennio concordatario è inoltre prevista la disapplicazione degli interessi sui versamenti rateali dei saldi e degli acconti delle imposte sui redditi e dell’IRAP. Il rinnovo può quindi risultare interessante per le imprese che utilizzano regolarmente crediti fiscali, effettuano operazioni di rimborso IVA e attribuiscono valore alla riduzione dei tempi di esposizione ai controlli. La convenienza, tuttavia, deve essere valutata considerando tutti i benefici effettivamente utilizzabili.
Società di persone e studi associati
Il decreto interviene anche sulle situazioni che possono interessare società di persone e studi associati. Per chi rinnova, sono previste condizioni specifiche in caso di incremento della compagine sociale o associativa dovuto all’ingresso, nel 2026, di nuovi soci o associati con redditi del periodo precedente non superiori a 35.000 euro, purché ricorrano gli ulteriori requisiti normativi. La disciplina può quindi agevolare alcune operazioni di ampliamento o riorganizzazione, ma richiede una verifica puntuale delle condizioni applicabili al singolo caso.
Ravvedimento speciale 2020-2023: un’opportunità da valutare
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la possibilità, per chi rinnova il Concordato e possiede i requisiti richiesti, di regolarizzare uno o più periodi d’imposta dal 2020 al 2023 mediante il ravvedimento speciale.
Per i contribuenti che hanno applicato gli ISA, la base imponibile è incrementata in misura variabile dal 5% per un punteggio pari a 10 fino al 50% per un punteggio inferiore a 3. Sulla maggiore base imponibile si applica un’imposta sostitutiva del 10%, 12% o 15%, in funzione del punteggio ISA, mentre per l’IRAP è prevista l’aliquota del 3,9%.
Per determinate annualità e specifiche cause di esclusione dall’applicazione degli ISA, la disciplina contempla regole particolari, tra cui una maggiorazione forfetaria del reddito del 25% e un’imposta sostitutiva del 12,5%, con le ulteriori condizioni previste dalla norma. Il costo della regolarizzazione varia pertanto in funzione del periodo interessato, del punteggio ISA e delle condizioni applicabili. Prima di aderire è indispensabile ricostruire correttamente la posizione fiscale e quantificare l’onere complessivo.
Il 2023: un’annualità strategica
Particolare attenzione merita il 2023, anno che ha costituito il riferimento per la formulazione della proposta del primo Concordato. La regolarizzazione può assumere rilievo anche rispetto al rischio di decadenza dal precedente accordo, poiché la disciplina prevede specifiche conseguenze in caso di rettifiche relative a ricavi, redditi, passività o dati rilevanti ai fini ISA, al ricorrere delle condizioni e delle soglie stabilite dalla legge. Il ravvedimento speciale, se validamente perfezionato, inibisce determinate rettifiche per le annualità regolarizzate, nei limiti previsti dalla normativa. Non costituisce, tuttavia, una protezione generalizzata da qualsiasi controllo: restano escluse diverse attività di verifica, tra cui quelle automatizzate e formali delle dichiarazioni e le attività di recupero dei crediti d’imposta. Occorre inoltre considerare la proroga al 31 dicembre 2029 dei termini di decadenza dell’accertamento per le annualità interessate, elemento che deve essere incluso nella valutazione economica complessiva.
Scadenze e modalità di pagamento
Secondo il calendario riportato nella disciplina esaminata, il termine per aderire al Concordato 2026-2027 è fissato al 2 novembre 2026.
Per il ravvedimento speciale, il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione oppure mediante rateizzazione fino a dieci rate. Il versamento in unica soluzione o della prima rata deve avvenire nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
È essenziale verificare anche la tempestività dell’operazione: il pagamento deve precedere la notifica degli atti individuati dalla normativa, tra cui processi verbali di constatazione, schemi di atto di accertamento e atti di recupero di crediti inesistenti.
Conclusioni: il rinnovo richiede una valutazione preventiva
Il Concordato preventivo biennale 2026-2027 offre benefici potenzialmente significativi, soprattutto per chi rinnova l’adesione e può sfruttare le soglie premiali, la riduzione dei termini di accertamento e il ravvedimento speciale.
Non si tratta, però, di vantaggi automaticamente convenienti per tutti.
Il reddito concordato deve essere confrontato con le prospettive dell’attività, mentre la regolarizzazione delle annualità pregresse richiede un’analisi dei costi e dei limiti della protezione ottenibile. La scelta deve quindi derivare da una simulazione fiscale preventiva, che confronti il carico tributario ordinario con quello concordatario e consideri le agevolazioni concretamente fruibili. Solo così è possibile stabilire se il rinnovo rappresenti una reale opportunità oppure se i vincoli assunti risultino meno convenienti rispetto alla gestione fiscale ordinaria. In un quadro normativo sempre più articolato, la pianificazione non è un semplice adempimento preliminare, ma lo strumento essenziale per trasformare le agevolazioni previste dalla legge in un vantaggio fiscale effettivo e consapevole.



