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QUALITÀ, TERRITORIO E NUOVE GENERAZIONI: il Made in Italy che premia chi costruisce

2026-06-23 10:07

Antonio Grieci

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QUALITÀ, TERRITORIO E NUOVE GENERAZIONI: il Made in Italy che premia chi costruisce

Antonio Grieci - La Giornata del Made in Italy di Conf.agr.italy a Villa Altieri: riconoscimenti, filiere agroalimentari e ricambio generazionale

di Antonio Grieci

 

Ci sono giornate che valgono più di mille convegni, perché non si limitano a celebrare, ma scelgono. Scelgono di dare un nome e un volto a chi, ogni giorno, tiene insieme la trama produttiva di questo Paese. È con questo spirito che, lo scorso 7 maggio, a Villa Altieri di Roma, Conf.agr.italy ha voluto dedicare un momento di incontro e di riflessione al Made in Italy agroalimentare, un patrimonio che troppo spesso raccontiamo come slogan e troppo poco come lavoro, competenza, fatica e organizzazione delle filiere. Per Conf.agr.italy questa non è una ricorrenza tra le tante. È, anzi, uno dei momenti più alti dell’anno, perché racchiude in poche ore tutto ciò in cui crediamo: l’idea che rappresentare le imprese agricole non significhi soltanto tutelarne gli interessi, ma raccontarne il valore, costruire occasioni di confronto, mettere allo stesso tavolo chi produce, chi legifera e chi forma. Una giornata così è il nostro modo di dire chi siamo. È la sintesi di una missione che portiamo avanti tutto l’anno, lontano dai riflettori, e che in occasioni come questa trova finalmente la voce e la visibilità che merita. Da tempo mi interrogo su cosa significhi davvero tutelare il Made in Italy. Mi sono convinto che non basti difenderlo dalle imitazioni o celebrarlo nelle ricorrenze. Tutelarlo vuol dire riconoscere chi lo costruisce: gli imprenditori agricoli, gli operatori, i professionisti che trasformano un territorio in valore e una tradizione in mercato. La qualità non nasce per decreto. Nasce dalla competenza di chi semina, di chi trasforma, di chi investe sapendo che il ritorno arriverà, forse, solo alla generazione successiva. Per questo abbiamo scelto di consegnare alcuni riconoscimenti a figure che, da prospettive diverse, incarnano questo legame tra impresa, istituzioni e territorio. All’On. Marco Cerreto, Deputato di Fratelli d’Italia e Capogruppo in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, per l’attenzione costante a un comparto che chiede regole chiare e ascolto. Al Sen. Giorgio Salvitti, Senatore, per il presidio istituzionale su temi che toccano da vicino la vita delle imprese. A Gianfranco Sciscione, imprenditore e pioniere dell’emittenza televisiva privata italiana, perché la storia del Made in Italy è anche storia di chi ha saputo innovare quando innovare era un rischio. E a Stefania Trippetti, consulente tecnico di Fondo Conoscenza perché senza formazione continua non c’è qualità che regga nel tempo. Non sono premi di circostanza. Sono il modo con cui un’organizzazione dice, pubblicamente, da che parte sta: dalla parte di chi produce, di chi forma, di chi rappresenta. E sono soprattutto un messaggio rivolto ai giovani. Il ricambio generazionale non è un dato statistico da inseguire, è la condizione stessa della continuità. Un’agricoltura che non sa parlare ai ventenni è un’agricoltura che ha già deciso di non avere futuro. Per questo, accanto alle imprese e alle istituzioni, abbiamo voluto mettere al centro le nuove competenze, quelle che uniscono il sapere antico della terra alla sostenibilità e alla tecnologia. Valorizzare il settore agroalimentare italiano significa proprio questo: restituire dignità e centralità a una filiera che genera ricchezza, occupazione ed export, ma che troppo spesso resta in secondo piano nel dibattito pubblico. Dietro ogni prodotto che porta il nome dell’Italia nel mondo c’è una catena di competenze - agricoltori, trasformatori, tecnici, distributori - che merita di essere riconosciuta e protetta. Valorizzare vuol dire difendere il giusto prezzo del lavoro contadino contro la pressione di chi spinge sempre più in basso, tutelare le produzioni autentiche dalle imitazioni, investire in formazione e innovazione perché la qualità non si improvvisa. Vuol dire ricordare che il cibo italiano non è solo un’eccellenza gastronomica: è cultura, è presidio del territorio, è identità. E un’identità che non si valorizza è un’identità che, lentamente, si perde. L’agricoltura italiana non è un settore residuale, da proteggere per nostalgia, è un pilastro economico e sociale, un presidio dei territori. Difenderla significa difendere un’idea di Italia: quella che non svende la propria qualità per inseguire il prezzo più basso, e che sa fare della tradizione non un museo ma un vantaggio competitivo. Giornate come questa servono a ricordarcelo. E servono a rilanciare, ancora una volta, un metodo: il dialogo tra imprese, territorio e nuove generazioni per sviluppare competenze e generare valore condiviso.