La strategia dell'UE contro la povertà: piano 2030 e fondi FSE+
di Alessandro Aster
L'approccio dell'Unione Europea non si limita a interventi caritatevoli, ma punta a riforme strutturali basate sull'inclusione lavorativa, la protezione sociale e l'equità. Il quadro di riferimento principale è il “Pilastro europeo dei diritti sociali”.
Il Piano d'azione per il 2030
L’obiettivo centrale fissato dalla Commissione Europea è ambizioso: “ridurre il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale di almeno 15 milioni”, entro il 2030 (di cui almeno 5 milioni dovrebbero essere bambini).
Per raggiungere questi obiettivi, l'UE utilizza diversi strumenti legislativi e finanziari:
- Garanzia europea per l'infanzia: Mira a spezzare il ciclo della povertà ereditaria, garantendo ai minori indigenti l'accesso gratuito o agevolato a servizi chiave: assistenza sanitaria, istruzione, nutrizione sana e alloggi adeguati.
- Direttiva sui salari minimi adeguati: Una strategia per combattere il fenomeno dei "lavoratori poveri" (working poor), assicurando che il lavoro garantisca un tenore di vita dignitoso in tutti gli Stati membri.
- Fondo sociale europeo Plus (FSE+): Il principale strumento finanziario (con un budget di circa 99 miliardi di euro per il 2021-2027) che finanzia progetti locali per la formazione, l'occupazione e il supporto alle fasce vulnerabili.
- Piattaforma europea per la lotta contro la mancanza di dimora: Un'iniziativa lanciata per eliminare il fenomeno dei senzatetto entro il 2030 attraverso la cooperazione tra governi e comuni.
La Transizione Giusta e la Povertà Energetica
Con l'aumento dei costi dell'energia, l'UE ha introdotto il “Fondo sociale per il clima”. Questo fondo è pensato per sostenere le famiglie vulnerabili e le microimprese durante la transizione ecologica, finanziando ristrutturazioni energetiche e incentivi per ridurre le bollette, evitando che la "rivoluzione green" gravi sui più poveri.
È importante ricordare che l'UE fornisce la cornice strategica e i fondi, ma “la gestione diretta delle politiche sociali spetta ai singoli governi nazionali”. L'Unione coordina questi sforzi attraverso il "Semestre europeo", monitorando i progressi di ogni Paese e fornendo raccomandazioni specifiche.
La strategia europea si sta evolvendo da una risposta "reattiva" alle crisi, a una protezione "preventiva", dove l'investimento nelle competenze e nell'infanzia è considerato il miglior modo per eliminare la povertà nel lungo periodo.
Come abbiamo detto il Il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), è il principale strumento dell'Unione Europea per investire nelle persone. Per il periodo 2021-2027, ha accorpato diversi fondi precedenti per rendere l'azione più integrata:
Inclusione Sociale: Gli Stati membri sono obbligati a destinare almeno il 25% delle proprie risorse FSE+ a progetti che promuovono l'inclusione sociale e combattono la povertà.
Lotta alla deprivazione materiale: Una quota specifica (almeno il 3%) deve essere dedicata all'assistenza alimentare e materiale di base per le persone più indigenti.
Sostegno all'occupazione giovanile: Nei Paesi dove il tasso di giovani che non studiano e non lavorano (NEET) è superiore alla media UE, è obbligatorio investire almeno il 12,5% delle risorse in questo ambito.
L'Italia presenta sfide strutturali significative, che la rendono uno dei principali beneficiari dei fondi europei, ma anche uno dei Paesi con le criticità più marcate.
I numeri della povertà, Secondo i dati ISTAT più recenti, la povertà assoluta in Italia colpisce circa 5,7 milioni di persone, (quasi il 10% della popolazione). Il fenomeno è caratterizzato da tre grandi divari:
- Divario Geografico: La povertà è, sensibilmente più alta nel Mezzogiorno, rispetto al Centro-Nord.
- Divario Generazionale: A differenza del passato, oggi in Italia sono i minori e i giovani, le categorie più a rischio, a causa della precarietà lavorativa e dei bassi salari.
- Povertà Infantile: Oltre 1,3 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà assoluta, limitando le loro opportunità future.
L'Italia ha adottato il Piano d'azione nazionale per l'attuazione della “Garanzia europea per l'infanzia”. L'obiettivo è potenziare i servizi educativi (asili nido), ridurre la dispersione scolastica e garantire l'accesso a mense scolastiche e cure sanitarie gratuite, finanziando queste misure proprio attraverso il FSE+.
Oltre ai fondi strutturali ordinari, l'Italia utilizza le risorse del “PNRR” per riforme sociali cruciali:
- Politiche attive del lavoro (Programma GOL): Per riqualificare i lavoratori e facilitarne il reinserimento, riducendo il rischio di povertà derivante dalla disoccupazione di lunga durata.
- Potenziamento del Sociale: Investimenti in infrastrutture sociali, case di comunità e supporto alle persone con disabilità o anziani non autosufficienti.

Un problema crescente in Italia è la “povertà lavorativa” o "Working Poor" . Molti cittadini, pur avendo un impiego, non riescono a superare la soglia di povertà a causa di contratti part-time involontari, stagionalità o salari troppo bassi. In questo senso, il dibattito italiano sul “Salario Minimo” si inserisce direttamente nella cornice della direttiva europea citata in precedenza.
In sintesi, mentre l'Europa fornisce le linee guida e i capitali tramite il “FSE+”, l'Italia si trova a dover gestire una crisi di povertà che non è più solo emergenziale ma “strutturale”. La sfida italiana consiste nel trasformare i sussidi passivi in percorsi attivi di inclusione, riducendo le storiche disparità tra Nord e Sud e proteggendo le nuove generazioni.



