di Antonino Castorina
La mobilità urbana sostenibile, alla luce delle enormi innovazioni emerse nell’epoca moderna, non può essere analizzata limitandosi al potenziamento dei bus elettrici o a uno sguardo compiaciuto ai fondi dedicati alle piste ciclabili, al car sharing o al bike sharing. La digitalizzazione dei servizi, delle prenotazioni, la localizzazione e l’individuazione delle esigenze del potenziale cliente impongono un’analisi più profonda, che guarda con attenzione maniacale alla capacità del servizio pubblico non di linea di offrire un’offerta dinamica, variabile e competitiva per i cittadini.
Questo approccio consentirebbe di ottenere meno traffico veicolare, più ordine, minori emissioni e una maggiore efficienza complessiva del sistema urbano. Uno dei problemi più anacronistici che ostacolano questa evoluzione riguarda l’impossibilità di utilizzo di dispositivi elettronici alla guida per tassisti e NCC.
Il divieto, introdotto nel Codice della Strada nel lontano 2012 in un contesto temporale profondamente diverso da quello attuale e con il legittimo obiettivo di rafforzare la sicurezza, ha prodotto però un effetto collaterale che oggi meriterebbe un aggiornamento da parte del legislatore. Impedire al mondo delle autovetture a noleggio di servirsi di smartphone e tablet, strumenti ormai indispensabili per accedere alle piattaforme di prenotazione e di interconnessione con gli utenti, crea disagi rilevanti e, in molti casi, favorisce fenomeni di elusione della normativa vigente.
Le piattaforme digitali che mettono in contatto passeggeri e tassisti non sono più soltanto una comodità, ma un vero fattore di efficienza. Ricevere le richieste direttamente tramite app, con sistemi di localizzazione integrati, consente di ridurre drasticamente le cosiddette “corse a vuoto”, garantire la tracciabilità dei percorsi e dei pagamenti e, di conseguenza, diminuire chilometri percorsi senza passeggeri, consumo di carburante, traffico ed emissioni.
Per questo motivo, molti osservatori ritengono che il legislatore dovrà muoversi verso una regolazione più aggiornata che, pur garantendo la sicurezza stradale, preveda esenzioni specifiche e condizioni chiare per consentire agli operatori del trasporto non di linea di utilizzare in modo certo e affidabile le tecnologie digitali indispensabili allo svolgimento del servizio. Un approccio che avrebbe anche l’effetto positivo di contrastare fenomeni di evasione fiscale, grazie alla tracciabilità dei pagamenti.
Anche le associazioni di categoria non si sono espresse in modo negativo rispetto a un approccio digitale della questione, e allo stesso tempo l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha già evidenziato la necessità di rimuovere i vincoli che ostacolano l’uso delle piattaforme tecnologiche. In molte città europee, del resto, il modello di sistema di trasporto pubblico locale integrato, in cui i diversi mezzi dialogano tra loro attraverso soluzioni digitali, è già operativo e produce risultati positivi, soprattutto se accompagnato da adeguati controlli.
L’idea di una mobilità urbana più verde e inclusiva, in cui gli enti locali possano regolare misure a favore delle fasce deboli, degli studenti e delle categorie più fragili, aprendo a tariffe agevolate per presidi sanitari e luoghi di maggiore interesse, delinea un trasporto su più livelli, più efficiente e di qualità superiore. Un sistema realmente competitivo, tracciabile sotto il profilo logistico ed economico, e capace di rispondere alle esigenze di una città moderna.
Innovare, in questo contesto, significa migliorare, crescere e soprattutto offrire più certezze e maggiore sicurezza ai cittadini e agli operatori del settore.



